Slow shopping: mode on!

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slow

Buongiorno green mate !

La domanda, in fondo, sorge spontanea: “cos’è slow shopping?”
Facile a dirsi, saggio da farsi.
Lo slow shopping è un modo eco-consapevole di avvicinarsi al mondo della moda.
Dicendo “eco consapevole” diciamo qualcosa di più del semplice “ecologico”, mostriamo piuttosto come lo shopping non sia mai auto-isolato da tutto un mondo di connessioni che la maggior parte del tempo noi semplicemente ignoriamo.
“Slow” è un modo di pensare e, ovviamente, uno stile di vita.
L’esempio principale è slow food.

“Slow food” ci ricorda infatti il valore del cibo in termini di biodiversità, salute e collegamento alle tradizioni dei territori in cui sorge da sempre, inoltre ci mostra anche l’importanza di rispettare ogni singola fase che porta il singolo alimento dal produttore al consumatore, e questo è esattamente il punto dello “slow shopping”: saper come un vestito, un paio di scarpe o un impermeabile è fatto, da che percorso viene e se questo percorso è realmente un percorso ecosostenibile.
Recentemente Greenpeace ha lanciato la cosiddetta “Fashion-duel” a quindici case di alta moda sfidando questi marchi a rispondere a 25 domande sulle loro politiche di produzione, in un ottica che ne facesse emergere eventuali collegamenti a processi chimico-industriali in grado di aggravare la deforestazione e l’inquinamento tossico delle risorse idriche del pianeta.
Queste domane spaziavano dalla  provenienza della pelle utilizzata per le scarpe e gli accessori, dalla  sostenibilità dell’approvvigionamento della carta utilizzata per il packaging di lusso, fino all’uso di eventuali sostanze chimiche pericolose coinvolte nella produzione di abbigliamento.
Alcuni dei marchi hanno raccolto la sfida: altri no.
Il punto, ovviamente, è la sostenibilità.
Mantenendo il parallelismo tra “slow food” e “slow shopping”, si può sicuramente dire che un cibo bilogico è fatto rispettando sia l’ecosistema ambientale sia quello produttivo, mantenendo spesso intatte le tradizioni che hanno reso grande un determinato alimento.  Per la moda il punto non ambia, infatti sia le collezioni couture sia quelle di pret-a-porter per poter essere dette “slow” devono ridurre quanto più possibile il loro impatto sull’ecosistema.
Inoltre lo “slow shopping” è anche un modo per ripensare la fretta rituale insita nell’esperienza quotidiana del consumismo. In Occidente accade spesso di vivere come nelle “Città invisibili” di Italo Calvino, dove la metropoli di Leonia è una città splendente, la cui luce risiede in una fastosa  fretta di comprare, una fretta così radicata da diventare un bisogno, un bisogno  di cose sempre nuove a cui bisogna fare spazio buttando che nuovo non è più.
Certo spesso noi invece di buttare accumuliamo in armadi che implorano la nostra pietà; quante volte infatti abbiamo comprato qualcosa che avevamo indossato solo una volta?
Non è quindi più “smart” acquistare indumenti, accessori e scarpe che possiamo combinare con semplicità a quello che già possediamo, mantenendo  sempre il nostro stile personale?
Un acquisto spesso è realmente slow anche quando è meno frenetico e più organico.
Organico, infatti, nel senso olistico della parola, applicato alla moda, è un sinonimo di “modulare”.
Ad esempio: una gonna (o un paio di pantaloni), esso può essere un pezzo unico od un pezzo più basico, ma funzionale sia da solo che come pezzo mancante di un puzzle ben ordinato (in questo caso, il tuo guardaroba). Una gonna d’oro scintillante può essere sorprendente al giusto party, ma sia applica a meno occasioni d’uso ed è difficilmente abbinabile con qualcosa che sia una camicia nera o bianca.
Infatti un buon paio di pantaloni-palazzo color beige o sabbia può essere facilmente indossato sia per lavoro che per una serata modaiola.
Lo “slow shopping” quindi non è solo un modo eco-friendly di scegliere  marchi che garantiscano la sostenibilità dei propri processi produttivi e distributivi, ma è anche uno stile di shopping che tende a massimizzare ogni singolo capo acquistato.
Infatti se sostenibilità equivale ad evitare uno spreco di risorse, beh,  allora uno shopping un po’ più pensato significherebbe farci risparmiare tempo, spazio nel guardaroba, e, soprattutto, qualche soldo.
Organico è sinergico, e sinergico è semplice ed economico.

Quindi, se l’idea vi intriga, pensateci su e fatemi sapere, qui sotto, nei commenti.

 

BY ANDREA BELLO

 

Hi Green Mates!

So, the first thing that comes to mind is “what’s slow shopping?”.
Easy to say, smart to do.
Slow shopping is an environmental-wise way to approach to couture.
Saying “environmental-wise” in nothing but another way to show  what’s inside the “ecologic” word because It figures out how shopping, despite being often separated from work, it’s not self-secluded from an entire world of connections  which most of the time we simply ignore.
Slow , indeed, is a way of thinking, and, of course, a lifestyle.
The example is slow food.
If slow food shows us the value of food in terms of biodiversity, healthiness, connection to the territories and to the traditional roots in witch that commodities are grown, it also shows us the importance to respect every step of the supply chain, and that’s exactly the point of slow shopping: knowing how a dress, a pair of shoes or a raincoat is made.
Recently Greenpeace has launched the so called “Fashion-duel” to fifteen  haute couture houses; they challenged these brands  to answer to 25 questions about their production processes and policies eventually links to deforestation and the toxic pollution of our Planet’s water resources.
Those questions spreads form the provenience of leather used for shoes and accessories, to the sustainability of paper used for luxury packaging, to the use of potential dangerous chemicals involved in clothing production. Some of the brands have risen to the challenge: some other don’t.
The point, obviously, is sustainability.
Keeping the parallelism between slow food and slow shopping, we can surely say that bio-food is made with a supply chain that respect both the natural environment and the production chain, so both couture and pret-a-porter to be “slow” have to lower as far as possible their impact on the ecosystem.
Furthermore slow shopping is also a way to rethink the ritual hurry inside everyone’s experience of consumerism. Like in Calvino’s Leonia, one of his “Invisible cities”, haste is the real soul of consumerism: once bought every commodity is already old, so it has to be replaced as soon as possible.
How many times have we bought something we had wore only once?
So, isn’t more cunning to buy thing we can simply mix and match thus following our personal style?
Slow shopping is, according this way of thinking, a less intense but more consistent way to buy.
Less frenetic, more organic.
Organic in the holistic meaning of the word, applied to fashion, is like “modular”.
For example: a skirt (or a pair of trousers), it can be an one-of-a-kind or a simply but real good item, both by itself and by being the missing piece of a well ordered puzzle (that’s in this case, your wardrobe).
A golden sparkling round skirt can be amazing at the right party, but can difficultly be worn anywhere else or with something that is not a white or black shirt. Indeed a good pair of sand-beige palazzo-pants can be easily worn both for work and for a fashion night out.
Slow shopping  so is not only an eco-friendly way to choose what brands ensure a sustainable practice of shopping, but it’s also a shopping  style that maximize every single purchased good.
Indeed sustainability it’s about keeping resources from wasting, so, a little more rational way to shop often means saving us time, wardrobe space, and, most of all, some money.
Organic is synergistic, and synergistic is simple.

So, if the idea intrigues You, think on it and let me know, here, below, in the comments.

BY ANDREA BELLO

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