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Secondo l’indagine “Nielsen global survey of corporate social responsibility and sustainability”, la sostenibilità è ormai un requisito irrinunciabile per molti consumatori. Nel complesso, Il 65% delle vendite nel largo consumo è generato da marchi impegnati in campo ambientale e sociale.

La sostenibilità come punto d’incontro preferenziale fra domanda e offerta, tra consumatori attenti e informati e produttori responsabili e trasparenti in campo green. Questa è la verità che emerge dalla ricerca “Nielsen global survey of corporate social responsibility and sustainability”, condotta su un campione di 30.000 individui in 60 Paesi.
Un trend percepibile a più livelli, che nei dati trova il riscontro numerico necessario a quantificare il fenomeno. In Italia, ad esempio, i consumatori disposti a pagare di più per prodotti sostenibili sono il 52%, in netta crescita rispetto al 44% del 2013 e al 45% del 2014. A livello mondiale, il dato sale al 66%, con un’accelerazione di 11 punti rispetto al 2014 e di 16 sul 2013. In Europa il dato si attesta al 51%, contro il 40% del 2014 e il 37% del 2013.

Ma non è tutto: al di là delle intenzioni, anche i risultati in termini di vendite hanno dato ragione alle aziende impegnate nella sostenibilità ambientale e sociale, che hanno fatto registrare quest’anno una variazione positiva del fatturato pari al 4%, contro un incremento delle altre imprese inferiore all’1%. Nel complesso, il 65% delle vendite nel largo consumo è generato da marchi impegnati in campo ambientale e sociale.

Ma quali sono i motori che spingono all’acquisto “verde”? Ecco la scala dei fattori sostenibili che, a livello mondiale, inducono alla scelta: il 62% dei consumatori dichiara di preferire i prodotti di brand di fiducia, il 59% i beni che hanno qualità salutistiche, il 57% acquista in base alla freschezza e agli ingredienti naturali, il 45% predilige le aziende produttrici sensibili alle istanze ambientali, il 43% le imprese impegnate nel sociale, il 41%, infine, utilizza come parametro il packaging meno inquinanti. Impegni etici che diventano incentivi determinanti sin dal messaggio pubblicitario: secondo i dati Nielsen, se e quando le campagne di marketing contengono riferimenti alla sostenibilità, gli acquisti lievitano dal 17% al 21%.
“I consumatori hanno raggiunto un grado di responsabilità sociale e ambientale determinante anche nel momento dell’acquisto” ha dichiarato l’amministratore delegato di Nielsen Italia, Giovanni Fantasia “Allo stesso tempo gli acquirenti si aspettano il medesimo impegno da parte dei produttori. Per questo motivo la sostenibilità dei beni di largo consumo è da considerarsi non più solo un valore aggiunto del prodotto e del brand, bensì un requisito essenziale”.

Se si pensa poi che, nei mercati presi in esame, le fasce d’età maggiormente propense a pagare di più per la sostenibilità sono i millennial (21-34 anni) con una percentuale del 73% e la generazione Z (15-20 anni) con il 72%, ci sono buone notizie per il futuro: per accontentare giovani consumatori in cerca di basso impatto ambientale, informati e attivi in rete, il mercato produttivo degli anni a venire è chiamato a essere sempre più verde.


According to the survey “Nielsen global survey of corporate social responsibility and sustainability”, sustainability has become a prerequisite for many consumers. Overall, 65% of sales in consumer goods is generated from brands committed to environmental and social.

Sustainability as a meeting place preferential between supply and demand, between conscious consumers and informed, accountable and transparent producers in green field. This is the truth that emerges from the research “Nielsen global survey of corporate social responsibility and sustainability”, conducted on a sample of 30,000 individuals in 60 countries.

A noticeable trend in several levels, in which the data is verified numerically necessary to quantify the phenomenon. In Italy, for example, consumers willing to pay more for sustainable products is 52%, a significant increase compared to 44% in 2013 and 45% in 2014. Worldwide, the figure rises to 66%, with a ‘acceleration of 11 points compared to 2014 and of 16 on 2013. in Europe, the figure stands at 51%, against 40% in 2014 and 37% in 2013.

But that’s not all: beyond the intentions, the results in terms of sales were right to companies engaged in environmental and social sustainability, which recorded this year an increase in sales of 4%, against an increase other companies of less than 1%. Overall, 65% of sales in consumer goods is generated from brands committed to environmental and social.

But what are the engines that drive the purchase of “green”? That is the scale of the factors that sustainable, worldwide, lead to the choice: 62% of consumers say they prefer the products of brand of confidence, 59% of the goods that have health qualities, the 57% buy based on freshness and to natural ingredients, 45% prefers companies sensitive to environmental concerns, 43% of the companies engaged in social, 41%, finally, using as a benchmark the packaging less polluting. Ethical commitments that become crucial incentives since the advertisement: according to Nielsen data, if and when marketing campaigns contain references to sustainability, purchases soaring from 17% to 21%.

“Consumers have reached a degree of social and environmental responsibility also in determining the time of purchase,” said the managing director of Nielsen Italy, Giovanni Fantasia “At the same time, buyers expect the same commitment from manufacturers. For this why the sustainability of consumer goods is to be considered not only an added value of the product and the brand, but a requirement. ”
If one thinks that, in the markets surveyed, the age groups most likely to pay more for sustainability are the Millennials (21-34 years) with a share of 73% and the generation Z (15-20 years ) with 72%, there is good news for the future: to satisfy young consumers looking for environmentally aware and active on the network, the production market in the years to come is called to be more and more green.

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