Studio di Oxford sulla fame climatica

Uno studio dell’università di Oxford stima per la prima volta il numero di decessi che il clima provocherà facendo mancare sufficienti quantità di cibo.
L’impatto dei cambiamenti climatici sulla produzione alimentare sarà responsabile causare, nel 2050, di oltre mezzo milione di morti in più rispetto ad oggi. A spiegarlo è uno studio dell’università di Oxford e pubblicato sulla rivista scientifica The Lancet.
Numerose analisi hanno dimostrato, infatti, che l’aumento della temperatura media globale sulla superficie terrestre provocherà un forte aumento, in tutto il mondo, dei fenomeni meteorologici estremi, come siccità, inondazioni o cicloni. Questi, a loro volta, saranno responsabili di una diminuzione del quantitativo totale di produzione agricola, e accentueranno la volatilità dei prezzi delle derrate, mettendo in pericolo soprattutto le popolazioni più povere del mondo.
Soprattutto frutta e verdura diventeranno più rari
Il rapporto dell’ateneo inglese fa un passo in avanti, quantificando per la prima volta il prezzo, in termini di vite umane, che occorrerà pagare. “Il nostro studio –spiega Marco Springmann, responsabile dell’equipe di ricercatori che ha curato il testo – dimostra che un calo, anche modesto, del quantitativo di cibo disponibile per ciascuna persona nel mondo può provocare importanti modificazioni nelle diete alimentati, con forti ripercussioni sulla salute”.

Qualora non dovessero essere adottate misure drastiche di salvaguardia dell’ambiente, il calo atteso entro il 2050 è pari al 3,2 per cento : in particolare sarebbero frutta e verdura ad essere consumate di meno (-4 per cento) mentre la disponibilità di carne scenderebbe dello 0,7 per cento (il tutto rispetto ai livelli registrati nel 2010).
A febbraio probabile nuovo record delle temperature globali
Lo scenario, insomma, potrebbe essere drammatico. Tanto più che i dati relativi alle temperature registrate negli ultimi mesi sulle superfici degli oceani e delle terre emerse raccontano di un susseguirsi di record. I livelli registrati nel mese di febbraio non sono ancora stati resi noti in modo ufficiale, ma il meteorologo Eric Holthaus ha anticipato: “Normalmente io e i miei colleghi aspettiamo le informazioni definitive, ma le cifre dell’ultimo mese sono talmente straordinarie che non c’è bisogno di aspettare: febbraio ha frantumato il record di tutti i tempi che era stato raggiunto a gennaio”.

Secondo le cifre riportare da Holthaus, la temperatura nel secondo mese del 2016 sarebbe stata superiore al normale di 1,15-1,4 gradi centigradi, e di 0,2 gradi rispetto ai primi trenta giorni dell’anno.