Raee

Nella raccolta dei Raee il Mezzogiorno tenta il recupero del gap con il resto del paese e nel 2016 riesce a mettere a segno una crescita dei volumi di poco superiore al 20% rispetto all’anno precedente. Le regioni che fanno registrare le migliori performance nella raccolta sono Basilicata, Campania, Sicilia, Calabria e Molise, che mette a segno un balzo del 152 per cento. Il dato a livello nazionale evidenzia comunque un’accelerazione, sfiorando il +14%, che fa seguito al +8% registrato nel 2015, a conferma dell’attenzione verso questo ambito della green economy.

È il quadro che emerge dal nono Rapporto Raee, presentato a Milano dal Centro di coordinamento Raee. «Resiste un’Italia a due velocità, perché sono ancora insufficienti i quantitativi avviati a un trattamento corretto nel Sud – sottolinea Giancarlo Dezio, presidente del Centro di coordinamento Raee -. Il gap rimane, ma non è certo incolmabile».

Le ottime performance registrate nel Mezzogiorno sono legate al complessivo aumento nel numero dei centri di raccolta e delle infrastrutture sul territorio (+14,4%), che hanno incrementato le possibilità di un corretto conferimento. «Nonostante questo trend molte aree del Sud ancora continuano ad avere dei centri di raccolta sottodimensionati in rapporto alla popolazione servita – aggiunge Dezio -. In termini quantitativi i volumi sono ancora contenuti, ma i dati del 2016 lasciano ben sperare». A livello nazionale il numero dei centri di raccolta segna una crescita di poco superiore al 5%, grazie proprio alle nuove iniziative varate nel Sud, dove la crescita è stata a due cifre. Oggi in tutta Italia sono attivi poco più di 4.100 centri di raccolta con un rapporto di sette ogni 100mila abitanti: Trentino-Alto Adige e Valle d’Aosta, con una media di 20 centri, hanno la copertura migliore.

Per quanto riguarda i volumi, nel 2016 i sistemi collettivi hanno raccolto in Italia oltre 283mila tonnellate di Raee, in media circa 4,7 chilogrammi per abitante. Tra i cinque raggruppamenti solo il terzo (tv e monitor) segna un calo dell’1,5%, a causa del rallentamento nel processo di sostituzione tecnologica degli schermi con tubo catodico. Ottimo (+31% sul 2015) il dato per i grandi elettrodomestici, come pure per i piccoli elettrodomestici e le lampadine: entrambi segnano un +17 per cento.

Al momento – fanno sapere dal cdc – il giudizio è sospeso sul dato nazionale della raccolta, perché deve essere integrato con i volumi raccolti dagli altri stakeholders, e si suppone sia inferiore al tasso di raccolta del 45% indicato dalla Direttiva Ue. «I sistemi di raccolta hanno gestito un tasso di Raee pari al 37% dei nuovi apparati venduti – precisa Dezio -. Di certo si deve aumentare l’impegno per raggiungere la quota del 65% entro il 2019».

Il 2016 è stato un anno ricco di novità. È stato il primo dell’era «uno contro zero» per la consegna dei dispositivi elettrici ed elettronici più piccoli (inferiori ai 25 centimetri) nei punti vendita della moderna distribuzione con una superficie di oltre 400 metri quadri senza dover acquistare un nuovo apparecchio, mentre l’obbligo del ritiro «uno contro uno» ha dispiegato effetti limitati. Sempre nel 2016 è stato varato il regolamento sull’ecodesign, che punta alla progettazione e produzione ecocompatibile in modo che a fine vita il trattamento e il recupero delle materie prime-seconde degli apparecchi sia più semplice. Interventi che dispiegheranno i loro effetti in un prossimo futuro, rendendo più agevole il raggiungimento degli obiettivi comunitari.
Ora la vera priorità resta l’emersione di quelle masse di Raee che appartengono all’economia grigia. «Non è possibile quantificare i volumi sottratti alla filiera dei sistemi collettivi – conclude Dezio -, mentre servono azioni di contrasto alla gestione e all’esportazione illegale dei Raee».

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