Ecosostenibilità a Fukushima

Il lato verde ed ecosostenibile di Fukushima

Ecco la rinascita della prefettura di Fukushima, lontano dai ricordi del disastro nucleare

C’è poco da fare, qui in occidente Fukushima è sinonimo di “disastro nucleare “. Ma che succede se si prova a raccontare cosa è oggi questa regione del Giappone? Accade che ci si schiera subito pro o contro il nucleare. Che importa di Fukushima, della sua gente e dei fatti reali? Meglio scatenare l’ennesimo inutile dibattito sul ritorno al nucleare in Italia, su centrali sicure o pericolose, ecc. Insomma, della serie: Vegans contro Godzillas.  Noi invece ci ostiniamo a raccontare qualche buona storia di hi-tech in agricoltura, di ecosostenibilità e di produzioni nuclear-free, alcune toccate con mano.

 

Due o tre fatti per iniziare

Fukushima è l’equivalente di una nostra regione. Non solo una città o l’impianto nucleare Daiichi, e ha un’estensione paragonabile a quella del Trentino o della Campania. Colpita l’11 marzo 2011 nell’ordine da:
1) il più grande terremoto abbatutosi sul Giappone degli ultimi cento anni;
2) uno tsunami che si è portato via oltre 15mila persone (se consideriamo tutto il Tōhoku, cioè l’area del Nord-Est del Giappone che include Fukushima);
3) un incidente nucleare annunciato e mal gestito;
4) una crisi economica dovuta ai punti precedenti e, soprattutto, nei mesi seguenti;
5) uno tsunami di disinformazione.

Nonostante i 20 chilometri attorno alla centrale siano ancora offlimits e i terreni agricoli di alcuni villaggi ancora da bonificare, il perdurare dell’interdizione alla pesca in alcune zone costiere, nel resto della regione le cose sono molto diverse da come ce le immaginiamo. È proprio in tempi di crisi che si dovrebbe investire per favorire la futura ripresa economica e i giapponesi non sono secondi a nessuno in termini di resilienza, pragmaticità e operatività.

Infatti, sul mercato non arrivano prodotti contaminati da radiazioni. I controlli sono strettissimi e capillari. Ad aprile 2012 il limite di legge (per Cesio 147 e 137) è stato abbassato da 800 a 100 Bq/kg (Bequerel per chilo) e già da quella data nessun campione messo in commercio ha mai superato quella soglia (anzi normalmente i valori si attestano attorno a 25 Bq/kg). È di pochi mesi fa la notizia che tutta la produzione di riso del 2014 è risultata pulita. Mentre le nostre marmellate italiane, prodotte con mirtilli bulgari, sono state bloccate in Giappone poiché contaminate con valori tra 140 e 300 Bq/kg. In realtà non sono pericolose affatto, il limite europeo è 1.000 Bq/kg, ma serve a dare un’idea della severità dei controlli e dello sforzo che le autorità locali stanno facendo per ridare fiducia ai consumatori. Ma, nonostante i dati siano pubblici, la diffidenza è ancora molto elevata, anche in Giappone.

 

Fukushima fulcro dello sviluppo ecosostenibile

La chiusura di alcuni impianti nucleari, il tira e molla tra il vecchio governo di Naoto Kan e il nuovo di Shinzo Abe su abbandono o ritorno controllato al nucleare, hanno dato la spinta, oltre che al ritorno di centrali a combustibile fossile, anche a un circolo virtuoso per la corsa alle energie rinnovabili, alle coltivazioni idroponiche, quelle in ambiente protetto, all’ecosostenibilità e all’innovazione tecnologica in agricultura.

Il piano energetico Enerugī kihon keikaku del 2014 identifica Fukushima come il fulcro dello sviluppo dell’industria delle energie rinnovabili con un obiettivo da raggiungere: il completo approvvigionamento energetico della regione tramite rinnovabili entro il 2040. La Prefettura di Fukushima ha lanciato anche un suo autonomo progetto per la ricostruzione e il rilancio economico, culturale e turistico della regione chiamato Future from Fukushima. Nell’ambito di questo programma, un gruppo di studenti dell’Università di Milano, assieme al sottoscritto e alla ricercatrice di lingua e cultura giapponese Tiziana Carpi dello stesso ateneo, sono stati invitati a visitare sia i luoghi del disastro ma anche e soprattutto quelli della rinascita. Se vi interessano arte e cultura della regione fatevi un giro sul blog degli studenti.

 

 

 

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